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Gioco d’azzardo tra cognizioni emozioni e pseudo strategie: una sfida alla razionalità

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Non capisco che cosa mi abbia salvato! Mi sentivo legato a certe cifre e a certe combinazioni, ma ben presto le abbandonavo e riprendevo a puntare quasi inconsapevolmente. Dovevo essere molto distratto tanto che i croupiers parecchie volte dovettero correggere il mio gioco. Facevo degli sbagli grossolani. Avevo le tempie madide di sudore e le mani che tremavano. Fortunatamente, teorizzazioni psicologiche più recenti ci vengono in aiuto, portando a concettualizzazioni più elastiche delle modalità con cui gli uomini risolvono problemi e interpretano la realtà. Gli autori hanno realizzato un questionario di item basato su strumenti esistenti, riguardanti credenze e modalità di ragionamento distorte, e lo hanno somministrato a partecipanti. Del primo gruppo fanno parte diverse credenze da tempo descritte Fortune and Goodie ; Griffiths ; Toneatto ; Toneatto et al.

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Un inquadramento generale 1. Le sue origini risalgono al a. Nella civiltà egiziana era già praticato il gioco dei dadi e antichi manoscritti, trovati in India, testimoniano di scommesse sui dadi e sulle gare di carri come usanza sociale diffusa. Anche nella dottrina greca e romana il gioco aveva un ruolo significativo nella vita di tutti i cittadini. La partecipazione al gioco era molto diffusa tra il popolo e risulta che personaggi come gli imperatori Claudio, Nerone e Caligola fossero accaniti giocatori. Tra i giochi sopravvissuti fino ai giorni nostri, il gioco dei dadi vanta la fatto più lunga. In Italia sono approssimativamente 30 milioni gli scommettitori nelle varie categorie di giochi. Per Chateau 11 il gioco è un vero e proprio meccanismo di difesa attraverso il quale il bambino respinge il immacolato ordinario e costruisce la propria umanità. Per Winnicott 12 il gioco è un passaggio dalla fantasia alla realtà, tramite esso il bambino entra in contatto con il mondo reale.

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